Negli ultimi anni il settore delle costruzioni ha visto una crescente diffusione delle EPD – Dichiarazioni Ambientali di Prodotto, spinte dalla richiesta di trasparenza ambientale da parte di progettisti, costruttori, enti di certificazione e schemi di sostenibilità. Tuttavia, nonostante la loro popolarità, le EPD sono spesso fraintese: molti le interpretano come una “dichiarazione comparativa”, ma la EN 15804 dice non essere così.
In questo articolo chiariremo:
• cosa significa davvero confrontare due EPD,
• perché non è possibile farlo al di fuori del contesto del proprio edificio,
• quali funzioni svolgono le EPD nella valutazione ambientale delle opere.
Cos’è una EPD e cosa dice la EN 15804
Come abbiamo spiegato nell’articolo introduttivo, una EPD è un documento tecnico verificato da terza parte che comunica gli impatti ambientali di un prodotto lungo tutto il ciclo di vita.
La norma EN 15804:2012+A2:2019 è però molto chiara:
“Declarations based on this standard are not comparative assertions.”
L’obiettivo reale della EPD
Secondo la norma, la EPD serve a fornire:
• dati ambientali verificabili,
• armonizzati tra diversi produttori,
• utilizzabili nella valutazione ambientale di edifici e opere (LCA edificio).
Le EPD svolgono quindi una funzione tecnico-scientifica, non di marketing.
Quando è possibile confrontare due prodotti tramite EPD
Le EPD possono essere confrontate solo nel contesto funzionale dell’edificio, all’interno dell’LCA dell’opera.
Il confronto è valido solo se:
• i prodotti svolgono la stessa funzione nell’edificio;
• sono considerati gli stessi moduli di ciclo di vita (A1–D);
• è utilizzato lo stesso PCR e la stessa versione;
• sono valutate le interazioni con l’opera (durata, manutenzione, fine vita).
Come afferma la norma EN 15804:
“EPD that are not in a building context are not tools to compare construction products.”
Senza queste condizioni, ogni confronto sarebbe tecnicamente infondato e potenzialmente fuorviante.
Perché confrontare solo i moduli A1–A3 è fuorviante
Un errore comune è confrontare solo gli impatti dei moduli A1–A3 (produzione). Ma questo rappresenta solo una parte del quadro complessivo.
Un prodotto con impatto iniziale più elevato potrebbe essere ambientalmente più vantaggioso se:
• ha una durata maggiore,
• richiede meno manutenzione,
• consente un miglior recupero a fine vita.
Per questo la EN 15804 richiede di considerare l’intero ciclo di vita per evitare confronti incompleti o ingannevoli.
Unità dichiarata, unità funzionale e modularità
Unità dichiarata (Declared Unit – DU): usata quando il prodotto può avere impieghi diversi, per esempio:
• 1 m² di pannello
• 1 kg di acciaio
Unità funzionale (Functional Unit – FU): usata quando il prodotto svolge una funzione specifica, ad esempio: 1 finestra con prestazioni definite per 30 anni.
Queste unità permettono di aggregare i dati delle EPD e costruire il profilo ambientale dell’edificio.
I risultati sono suddivisi in moduli (modularità) A–D per:
• garantire trasparenza,
• evitare confusione tra le fasi,
• rendere compatibili le EPD con la EN 15978.
EPD e sostenibilità edilizia: perché sono indispensabili
Molti schemi di sostenibilità richiedono EPD verificate:
• LEED
• BREEAM
• CAM Edilizia
• Level(s)
Senza una EPD, il prodotto non può contribuire a questi rating e rischia di essere escluso dai progetti più avanzati.
Certificazione EPD: perché chiedere una consulenza
La redazione di una EPD per i materiali da costruzione richiede competenze specifiche in ambito normativo e metodologico, oltre a una corretta gestione dei dati di prodotto.
Per questo motivo, le aziende del settore costruzioni si affidano a un servizio di consulenza EPD per gestire in modo strutturato il percorso di Dichiarazione Ambientale di Prodotto, dalla definizione dell’ambito di applicazione fino alla predisposizione della documentazione e alla verifica.
Per approfondire come viene gestita la consulenza EPD per i materiali da costruzione, è possibile consultare la pagina dedicata al servizio di consulenza EPD.